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Sport Club Rovellasca 1910 “Cento anni di calcio”

1910-2010, sono numeri facili da pronunciare e memorizzare. Ma non si tratta soltanto di cifre, perché in questo contenitore, largo, lungo e profondo un secolo, c’è la storia dello Sport Club Rovellasca, con il suo apparire prima sul proscenio della ginnastica e poi del calcio. Un continuo rincorrersi di alti e bassi, di periodi belli e brutti, di euforie e di amarezze, ma sempre nel segno della continuità. Se oggi, a ben ragione, si può constatare che sotto ogni campanile c’è un campo di calcio ben diversa era la situazione cento anni fa.

Pochissime le società esistenti e in provincia di Como si potevano contare sulle dita di una mano. Quella rossoblù ebbe in Carlo Aiani, Ambrogio Carugo, Ezio Crola gli illuminati fautori. Tra il primo e il secondo conflitto mondiale è andata dispersa ogni traccia di documentazione che possa attestare cronologicamente la successione dei presidenti e dei maggiori dirigenti ma, a voce di popolo, si potrebbero menzionare il marchese Vitaliano Crivelli, che mise a disposizione il primo campo regolamentare ritagliandolo nello spazio del “Burghè”, e Alberto Moltrasio. Al termine di una dura settimana di lavoro in fabbrica, nelle botteghe artigiane mobiliere, fra i campi o percorrendo le strade dell’ambulantato, la domenica pomeriggio in quegli anni lontani costituiva una valvola di sfogo.

Aleggiava un’atmosfera particolare che in un paio d’ore si condensava fra previsioni, partita, commenti finali. Seguendo le traiettorie di un pallone si mescolavano tra gli spettatori un susseguirsi di emozioni dalle quali uscivano incitamenti o imprecazioni, urla gioiose oppure strozzate dalla delusione. Un caleidoscopio di immagini, moltissime delle quali abbrunite o cancellate dal tempo, così come tante altre sono ancora vivide e testimoniano il cammino sin qui percorso dallo Sport Club Rovellasca fra due ali interminabili di giocatori, dirigenti, allenatori. Impossibile elencare i nomi senza incorrere nel grosso rischio di dimenticarne parecchi. Navigando di frequente a vista per superare mille difficoltà (soprattutto finanziarie) passato e presente si stanno incrociando per mettere nelle mani degli attuali dirigenti il futuro di un glorioso vessillo. Ha sventolato su numerosi campi della Lombardia, di alcune regioni d’Italia (un paio di decenni fa) e negli anni Trenta pure nella vicina Svizzera (Lugano, Balerna, Mendrisio) con l’apoteosi di Bellinzona sancita da un roboante 5-1 e immortalata dal commento della mitica Radio Monteceneri.

Il filo che lega la storia del sodalizio rossoblù è spesso fatto di evocazioni che, in mezzo alle due guerre mondiali, si sono tramandate oralmente così da fissare nella memoria una sequela di avvenimenti che altrimenti sarebbero andati perduti. Ad esempio risalendo all’agosto 1921 quando l’Us Milanese fece da partner nella partita di inaugurazione del campo. Da allora il calcio mise praticamente in un angolo la squadra ginnica che nel 1912 conquistò l’ambitissima Coppa dei Vigili del Fuoco di Milano. Dopo qualche torneo e competizioni interprovinciali (in proposito fa testo la coppa vinta a Barlassina) nel 1924 il Rovellasca partecipò al primo campionato ufficiale di Terza Divisione. Si fece presto valere e nel 1927 ottenne la promozione in Seconda grazie alla vittoria per 1-0 nella memorabile finale di Mombello. Un’impresa consegnata alle pagine, non solo sportive, di vita locale avendo suscitato tanto clamore. È stato raccontato di tifosi che fecero l’andata e ritorno a piedi, altri in bicicletta o su carretti. Una giornata finita in gloria e rimasta incancellabile in chi l’aveva vissuta da protagonista.

Di calcio si parla moltissimo ed è la disciplina più praticata in Italia ma quali sono le sue origini? È una domanda curiosa. Lasciamo per un momento le vicende del Rovellasca per rilevare che il calcio (nome derivato dal cinese Tsu-Chu, palla spinta col piede) era già praticato, seppure in forme diverse, nel 2600 a.C. ribattezzato Kemari in Giappone veniva giocato con un involucro di cuoio contente una vescica di animale gonfiata.

A questo proposito non era insolito vedere anche in paese, fino a qualche decennio fa, dei ragazzi divertirsi nell’arte pedatoria proprio con vesciche di bue questuate nelle tre-quattro macellerie allora esistenti. Va aggiunto nel IV secolo a.C. in Grecia era in auge l’episciro che si diffuse anche a Roma con il nome di Arpasto e giocato fra i legionari. Diverse le varianti sino al calcio fiorentino (XIV secolo) avente delle affinità anche con il rugby.

Il calcio moderno – quello che conosciamo tutto noi – è originario della Gran Bretagna e lo si deve a un gruppo di studenti dell’Università di Cambridge. Il 23 ottobre 1863 venne costituita la English Football Association. A parte qualche regola di gioca nulla è praticamente cambiato da allora e si continua sempre a rincorrere un pallone con l’obiettivo di mandarlo nella porta avversaria. In Italia giunse diversi anni dopo suscitando dapprima curiosità, quindi interesse e in seguito un crescente successo. Il 15 marzo 1898 si costituì a Torino la Federazione Italiana del Foot-Ball (madre dalla Figc, nata nel 1909, poi trasferita a Roma) per merito di quattro società: Genoa Cricket and Athletic (1892 l’anno di fondazione), Foot-Ball Torinese, Internazionale di Torino, Società Ginnastica Torino.

E nella città della Mole Antonelliana si disputò nello stesso anno il primo campionato nazionale (in effetti un quadrangolare) vinto dal Genoa, ebbe la durata complessiva di dodici ore e la presenza di un centinaio di spettatori.

La breccia per il calcio si allargò in rapida progressione e sorsero numerose società (fra le quali Milan, Juventus, Andrea Doria, Mediolanum, ecc., mentre da una costala rossonera si formò l’Inter). Venne stilato uno statuto federale ripartito in cinque aree interregionali: Comitato Nord Ovest (Piemonte, Lombardia, Liguria), Nord Est (Veneto, Emilia Romagna), Centro (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise), Sud (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia), Isole (Sicilia, Sardegna). Il primo campionato svoltosi nell’arco di un biennio (come adesso) è stato quello del 1909-10, mentre i precedenti si erano disputati nell’anno solare. Nel periodo citato vide la luce anche il Rovellasca che vanta un’anzianità maggiore rispetto a numerose società militanti in Seria A, B, C1 e C2.

Risale al 1913 il primo campionato nazionale su base regionale (massimo sei squadre per regione) con la partecipazione di 47 squadre e 517 giocatori schierati in 350 partite. A Genova si disputò la finale delle vincenti dei raggruppamenti Nord e Centro-Sud con la Pro Vercelli a prevalere sulla Lazio. Nel 1921 si registrarono delle divergenze dentro la Figc (Federazione Italia Gioco Calcio) provocando una scissione con la costituzione della Federazione Calcistica Italiana. Rientrata la vertenza venne varato nel 1929-30 il primo campionato a girone unico con 18 squadre di serie A unitamente all’istituzione della B. Seguirono le altre categorie (semiprofessionistiche e dilettantistiche) dove trovò spazio anche il team rossoblù (uno dei pochissimi presenti nel territorio lariano) sostenendo trasferte abbastanza lunghe in Piemonte e nell’Oltrepo pavese.

La seconda guerra mondiale fermò l’attività calcistica oltre a mietere milioni di vittime e causare rovine dalle quali l’Italia si sollevò con fatica ma anche con orgoglio per lasciarsi alle spalle quel funesto evento bellico.

Nelle pieghe del ventennio fascista, e in particolare tra la seconda parte degli anni Trenta e il primo quinquennio del Quaranta, l’attività calcistica non era spenta anche se sporadica. Si rileva al riguardo la vittoria riportata nel 1938 in un torneo svoltosi a Caronno Pertusella e poi la Gil (Gioventù Italiana del Littorio) che subentrò allo Sport Club Rovellasca partecipando a un campionato provinciale giovanile dove si misero in mostra alcuni talenti, anche se soltanto Renato Cattaneo, fra quelli approdati in quegli anni al Como, rimase a lungo sulla ribalta della A e della B.

Spentisi i venti di guerra ripresero i campionati regolamentari e il Rovellasca infilò una doppietta in quelli di Prima Divisione 1946-47 e 1947-48. Per motivi finanziari rinunciò alla categoria superiore mentre le reminiscenze anglosassoni s’inserivano di frequente nella parlata dialettale dei tifosi: offside (fuorigioco), corner (calcio d’angolo), gol (rete), penalty (rigore), half (difensore centrale), back (terzino), così come si intrecciavano le disquisizioni tattiche sui moduli tattici (metodo, sistema, WM, fino all’italianissimo catenaccio) che adesso sembrano un’elencazione di numeri (4-4-2, 4-3-1-2, 4-3-3 e via dicendo) oltre alla definizione dei ruoli in continuo mutamento (difensore di fascia, centrale, di spinta, fluidificante, stopper, libero, laterale di interdizione e di propulsione, centrocampista, trequartista, mezz’ala di regia e di spola, fantasista, ala, tornante, prima e seconda punta che, alternandosi, fanno le veci del tipico centravanti d’una volta).

C’è solo da sbizzarrirsi perché gli schemi sono entrati nel gergo comune del calcio dilettantistico. Nel 1949 il Rovellasca si trasferì dal “Burghè” al nuovo campo zona “Strapoz” (utilizzato soltanto per qualche stagione) inaugurandolo (presente il sindaco marchese Uberto Crivelli) con le riserve dell’Inter che allineavano, fra gli altri, giocatori divenuti famosi come Armano, Fiorini, la coppia di terzini Marchi-Passalacqua, Bearzot. Quest’ultimo, selezionatore della nazionale che vinse il Mondiale del 1982 in Spagna, ebbe come compagni di squadra Luigi Moltrasio (Torino), che spiccò il volo da Rovellasca arrivando a vestire tre volte la maglia azzurra nel ruolo di mediano (fece anche un gol alla Germania Ovest neo iridata), nonché Cattaneo (Catania). Resta negli annali della storia pedatoria quella partita al Sinigaglia (campionato di seria A 1952-1953) quando il Como schierò Cattaneo all’ala destra e Giuseppe Monti terzino (arrivato sulle rive del Lario dopo essere partito da Rovellasca anche lui e passato alle giovanili dell’Inter), mentre nel Torino c’erano due ex biancoazzurri: l’indimenticabile Moltrasio (scomparso troppo presto) e Giovetti che segnò l’unico gol della vittoria granata. Stadio stracolmo e folta rappresentanza rovellaschese a seguire le gesta dei tre pupilli. Pensiamo che nessun paese (allora gli abitanti erano attorno ai 5000) abbia vissuto una giornata di sport come quella. Intanto a Rovellasca il calcio aveva un’impennata, dopo un periodo poco brillante, nella stagione 1958-59 (Prima Divisione) classificandosi alle spalle di una fortissima Salus Turate.

Inoltre nel 1959, con primo presidente l’ing. Ottorino Barassi (l’attuale è il comasco Carlo Tavecchio), venne costituita la Lega nazionale dilettanti con una struttura autonoma che diede ulteriore operatività e maggior slancio all’intero movimento. Cambiata anche la denominazione dei campionati: da “divisione” a “categoria”. Nelle vicende della società rossoblù vanno registrati anche due forzati cambi di campo: nel 1967 dovette utilizzare quello dell’oratorio in quanto il “Burghè” non era provvisto di recinzione come imponeva una normativa giunta fra capo e collo, mentre nel 1972 il vetusto rettangolo comunale (pur essendo stato recintato) era inadeguato come misure per la nuova categoria (Promozione) raggiunta dalla compagine rossoblù e venne trovata la temporanea soluzione di Lomazzo. nonostante questi problemi logistici il Rovellasca visse alcuni dei suoi momenti più esaltanti. Stagione 1969-70 (allenatore Sergio Cattaneo) e splendida galoppata in Seconda categoria con una lunga serie di affermazioni per imprimere il marchio sulla vittoria finale contrassegnata da dieci punti di vantaggio. Salto in Prima categoria e subito un travolgente filotto di dieci successi e un pareggio in undici gare. Poi subentrò un calo, dovuto a varie cause concomitanti, e terzo posto nel rendiconto conclusivo. Comunque il passaggio in Promozione veniva centrato nel campionato seguente superando negli spareggi Cologno Monzese e Rescaldinese. Una permanenza più che decorosa (con in panchina Giuseppe Nobili, cinque stagioni, Giulio Bugatti, Bruno Ravazzani) che arrivò al culmine nel 1977-78 vincendo il proprio girone. Seguiranno gli spareggi con altre tre compagini prime classificate (Vogherese, Soresina, Casatese) per designare le due promosse in serie D. Tutte le partite furono disputate su campi neutri: Vigevano, Bergamo (stadio dell’Atalanta), Desio. Prevalsero Casatese e Vogherese. La mancata promozione non provocò alcun dramma anche perché ciò avrebbe comportato un onere finanziario non indifferente e difficilmente sopportabile.

Nella storia centenaria del Rovellasca si inserisce anche lo stupendo capitolo della Coppa Italia 1981-82. Un su e giù per la Penisola ottenendo strepitosi risultati e raccogliendo applausi.
Un po’ di amaro, però, rimase alla fine. Senza mai perdere un incontro uscì di scena in semifinale a Canosa di Puglia (0-0) dopo l’1-1 nella gara d’andata, con molte occasioni sprecate al centro sportivo di viale Monza (realizzato dall’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Carugati), che aveva riportato “a casa” il calcio rossoblù ponendo fine a una lunga attesa e all’esilio di Lomazzo. In rapida sequenza è poi seguita una retrocessione (inopinata per una squadra che sembrava votata per le posizioni alte di classifica) e una pronta resurrezione che successivamente coincise con un altro colpo d’ala nella stagione 1988-89 chiudendo al primo posto insieme al Brugherio, dopo aver lasciato per strada sette punti di vantaggio (complice una caterva di infortuni).
Seconda volta alla soglia della serie D ma anche questa occasione non ebbe esito positivo perché nello spareggio di Paderno Dugnano il Brugherio s’impose per 2-1 contro un Rovellasca (tecnico Danilo Cattaneo) presentatosi in formazione alquanto rimaneggiata. In seguito a una crescita esponenziale di società affiliate la Lega nazionale dilettanti decise di varare una nuova categoria, quella di Eccellenza, ponendola in mezzo fra Promozione e la D.
Fece gola al Rovellasca smanioso di seguire in questa avventura la Mozzatese (prima società comasca ammessa) e dopo qualche tentativo le speranze sembravano concretizzarsi nella stagione 1996-97 ingaggiando un lungo ed estenuante duello con il Viggiù. Un testa a testa che rese decisiva l’ultima partita a Busto Arsizio contro la Borsanese (ormai retrocessa). I rossoblù comandarono il gioco meritandosi ampiamente la rete di vantaggio, quindi colpirono tre pali e due traverse, nonché alla fine beffati dal pareggio dei padroni di casa. Delusione cocente (con il Viggiù assiso solitario al vertice) ma che si sciolse in una gioia prorompente nel giro di qualche giorno con la promozione in Eccellenza decretata a tavolino per meriti sportivi. E, in proposito, la società rossoblù li vantava a pieno diritto. È stata anche la punta dell’iceberg che restò a galla tre anni per poi sbriciolarsi come un biscotto. Una rovinosa caduta in verticale contrappuntata da retrocessioni senza soluzioni di continuità. Neanche il tampone della fusione con la Victor Bianchi riuscì porre un freno. Dall’Eccellenza alla Terza categoria. Un sogno d’élite nel mondo dilettantistico che si è spento portandosi dietro anche molti problemi sempre più difficili da coniugare e risolvere.
Pochi dirigenti, poche risorse, ma con il coraggio e l’impegno di resistere perché il vessillo rossoblù, così tanto glorioso, non venga ammainato ma continui a sventolare. In questo segno dei tempi l’importante è esserci. Anche se in Seconda categoria, e senza più le ormai lontane luci della ribalta, il Rovellasca c’è. Da un secolo.
Ultima Partita 16/09/2018 00:00:00
S.C. ROVELLASCA 1910
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